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Il fattore “C”

Augbericus slideshow

Augbericus slideshow

Quando qualcuno mi chiede che cosa mi spinga ad arrampicarmi su e giù per i monti nel corso di una gara di trail mi vengono in mente sempre diverse risposte: c’è la sfida con se stessi, c’è il gusto per la competizione (perchè è vero che non si arriva primi ma anche arrivare “bene” può essere una bella soddisfazione), la consapevolezza del fatto che con due semplici piedi (purchè sani…) si possono coprire distanze e dislivelli davvero considerevoli, e via dicendo.

Tuttavia esiste una componente che io considero, su tutte, imprescindibile: il fattore “C”. Il fattore “Cartolina”.

Correre un trail, e ancor più un ultra-trail, è uno sforzo davvero consistente. Alzi la mano quello che, dopo sei o sette ore di gara, con i muscoli dolenti, i piedi che bruciano e la stanchezza che formula incessantemente allettanti alternative rispetto alla continuazione della gara, non pensa “…ma chi ca….. me lo fa fare !”.

Per me è quello, il fattore “C”: dopo un trail corso in una giornata “giusta” e in un posto “giusto” la raccolta di “cartoline”, di immagini, profumi, spettacoli e momenti della natura in ogni sua possibile forma è così ricca e saporita da cancellare qualunque altro pensiero. E’ qualcosa che, nei giorni successivi, mi ritrovo a ripercorrere con il pensiero e che contribuisce in modo determinante a ricomporre i “tasselli” della mia voglia di essere al via anche alla prossima occasione.

E’ andata così quindi che in un sabato di maggio in cui avrei dovuto andare a correre le “Porte di Pietra” ho scelto invece di… rimanere alla finestra, osservando la pioggia che non smetteva di battere, giorno e notte.

E il giorno successivo, insieme a Tite, abbiamo atteso che uscisse il sole e, in assetto da gara ma con spirito da passeggio, abbiamo rimediato alla mancata gara con un’uscita di oltre 6 ore di colli… forse non allenante come una vera gara, ma almeno le cartoline le abbiamo portate a casa: AugBericus slideshow

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rifugio Antelao

Antelao 2009

Antelao 2009
(click per vedere tutto l'album)

Ultima “passeggiatina” prima del Bianco partendo da casa di Tite a Valle di Cadore: 26km e 1.480mt di salita comodi comodi :-)

Nel dettaglio partenza da Valle di Cadore lungo la strada asfaltata e sterrata fino al rifugio Costapiana; da lì sul sentiero 251 fino al rifugio Antelao (da segnalare per la gentilezza dei gestori e la bontà della cucina) e poi sul 250 per salire fino a forcella Piria. Ritorno a casa per i sentieri 250 e poi 230 fino a Venas di Cadore e quindi fino a Valle lungo la ciclabile dell’ex-trenino.

Una bellissima giornata di sole e di caldo che nel primo pomeriggio lascia spazio ad una perturbazione che ci allarma un po’. Ma stiamo per partire per il Monte Bianco dove avremo ben poco da scegliere e quindi anche qualche ora sotto la pioggia può – o forse deve – far parte a pieno titolo del programma di allenamento :-)

In conclusione un’uscita interessante sia per distanza che per dislivello; da considerare la possibilità di allungare di qualche km la distanza complessiva salendo all’Antelao per Pozzale invece che per il Costapiana.

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due giorni su

Val Badia 2009<br>(click per vedere tutto l'album)

Val Badia 2009
(click per vedere tutto l'album)

Continua il nostro percorso di avvicinamento all’impegno dell’anno: il 28 agosto saremo alla CCC (la versione “corta” del Tour del Monte Bianco, “ridotta” a 98 km e 5.400 mt +).

Da anni pensavo al massiccio del Sella con un’idea fissa: salire dalla parte del Campolongo, attraversando la parete che tante volte guardiamo quando andiamo a sciare sul Boè e sul Vallon, e ridiscendere verso Corvara attraverso la Val Mezdì, fatta anni fa con gli sci ma mai d’estate a piedi.

Primo giorno

Per ottenere un giro interessante in termini di km e dislivello lasciamo la macchina a La Villa e da lì risaliamo in direzione Valparola lungo i sentieri 11 e 18.
Fondamentale tappa di ristoro a Malga Valparola: un posticino incantevole dove servono le uova all’occhio con la pancetta direttamente nella padella e il formaggio fatto con il latte delle mucche che pascolano lì intorno.

Da Passo Valparola il sentiero 24 ci porta poi verso il rifugio Pralongià (dove avevamo prenotato qualche giorno prima).
Al termine della tappa registriamo 18,5 km con un dislivello positivo di 1.050 mt: un buon riscaldamento in vista della tappa successiva.

Secondo giorno

Partiamo dal Pralongià dopo una colazione degna di un ottomila, non di un tremila, ma tant’è: la giornata sarà lunga e avremo tempo per digerire :-)
Scendiamo verso il passo di Campolongo lungo il sentiero 24 e poi per la sua variante 3, stupendo sottobosco con un toboga in discesa che ci fa sognare la mountain bike.
Dal passo decidiamo di risalire subito dalla parte opposta lungo la pista da sci che d’inverno riporta verso Corvara chi arriva da Arabba. Vista dalla parte opposta durante la discesa al passo non sembrava particolarmente ripida, invece è una rampa verticale che ci fa sudare non poco.

Al rifugio Bech de Roches, nella stazione a monte dell’impianto di risalita, studiamo bene la cartina: dobbiamo capire quale sia il percorso migliore per andare verso il Piz Boè, ma non è facile capire non avendo esperienza diretta. Scegliamo di puntare verso il massiccio risalendo lungo il sentiero 637, e dopo qualche scambio di informazioni con alcuni turisti inglesi scegliamo per continuare verso il Piz lungo il 638. La salita è decisamente impegnativa ma il panorama è incredibile: la Marmolada ci tiene costante compagnia sul lato sud del nostro cammino.

Alla fine mi fa molto effetto vedere il ghiacciaio alla mia altezza, dopo averlo osservata così dal basso…

Alla Capanna Fassa, in cima al Piz, non sono particolarmente gentili. Sarà forse l’altitudine (3.150) oppure la quantità di gente (vorrei quasi dire un numero simile…)
Ci fermiamo giusto il tempo di un tè e prima di ripartire abbiamo modo di verificare che non tutti gli abitanti del rifugio risentono dell’altitudine (o della moltitudine, il dubbio resta).

La discesa per il 638 verso il rigugio Boè è uno spasso, i ghiaioni che ricordavo (avevo fatto in passato due volte la Dolomiti Skyrace) sono ancora tutti lì ed è un vero godimento uscire dalla traccia del sentiero e buttarsi giù dritti facendo tre metri ad ogni passo.

Al rifugio Boè chiediamo rassicurazioni in merito alle condizioni del sentiero della Val Mezdì. Il tizio della baita ci guarda e si mette a ridere, non prova nemmeno a discutere e ci augura direttamente buona corsa. La prima parte del sentiero 651 però è tutt’altro che una passeggiata: il fondo della valletta è ricoperto di neve ghiacciata e l’unico modo è scendere lungo il sentiero attrezzato che percorre la parete qualche metro più su. Non siamo alpinisti, e si vede: ci mettiamo un po’, cercando soprattutto di non fare stupidaggini…

La Val Mezdì è molto lunga, e a tratti anche molto divertente: si attraversano nevai dove si riesce a fare qualche “sciata” scivolando con le scarpe sulle tracce di quelli passati prima. La parte finale è nuovamente impegnativa perchè il passaggio si stringe e la valle diventa un torrente a fianco del quale è ricavato un passaggio di continui tornanti.

Una volta fuori siamo in località Colfosco e ci restano 4 o 5 km di fondo valle per raggiungere Corvara e poi La Villa.
Alla fine della seconda giornata abbiamo percorso 24,5 km e 1.300 metri di salita. I numeri non sono particolarmente significativi, soprattutto se pensiamo a quello che dovremo fare tra qualche settimana, ma la difficoltà del percorso non può essere trascurata.

E comunque, a parte tutto, è stata una delle più belle “gite” in montagna che abbia mai fatto, e questa è la cosa che più mi sembra rilevante :-)

Panorama completo del percorso dei due giorni

Panorama completo del percorso dei due giorni

Per la cronaca c’è stato poi un terzo giorno: dopo essere rientrati in serata a Valle di Cadore, il giorno successivo, nonostante il brutto tempo, siamo riusciti ad “infilarci” in una finestra di quasi sereno per fare un “salto” alla cappella di S.Dionisio, verso il rifugio Antelao passando per il Costapiana. Percorso molto più corribile e agevole, e alla fine comunque 22km e 1.050mt + a completare tre giorni che, almeno secondo le nostre gambe, sono stati tutt’altro che una passeggiata…

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stupendo Papa

Incrocio tra il 322 e la strada delle gallerie

Incrocio tra il 322 e la
Strada delle Gallerie
(click per vedere le foto)

Chiariamo subito: quello di Roma non c’entra niente, su quello la penso in modo molto diverso :-D

Stupendo è il rifugio Papa, sul Pasubio, quando si ha la fortuna di arrivarci in una giornata come quella di ieri, 2 agosto.
Abbiamo scelto il vecchio percorso della Super Pippo (la corsa che si tiene a inizio Ottobre) partendo da S.Antonio (il primo paese dopo Valli del Pasubio) e percorrendo la valle fino ad incrociare il sentiero 322, che sale dritto come una scala a pioli fino a 2000 metri, dove si collega alla la Strada delle Gallerie.

Da lì abbiamo continuato per la strada delle gallerie fino al rifugio Papa, dove una fetta di torta ed un panino hanno rimediato alle voragini delle nostre pance. Al rifugio abbiamo saputo di una recente ordinanza che vieta il passaggio sul sentiero 322 a causa – pare – della pericolosità legata all’alto numero di massi instabili nella parte alta. In ogni caso non abbiamo trovato avvisi o segnalazioni di alcun genere per tutta la lunghezza del percorso.

Per ridiscendere abbiamo optato per i sentieri 300 e 320, sicuramente più agevoli anche se indubbiamente meno spettacolari dal punto di vista del paesaggio. Ma il sottobosco finale, prima di raggiungere la strada del Pian delle Fugazze, era una vera delizia…

Alla fine abbiamo registrato un dislivello positivo di 1550 mt per 15,5 km. Il tempo impiegato, oltre cinque ore, è condizionato non solamente delle numerose pause legate a fotografie e attività di p.r. (leggi incontri di alcuni amici in senso contrario) ma anche dei due errori di percorso che ci hanno portati fuori strada nella parte bassa della vallata.

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rifugio Battisti

Visualizza l'album

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Domenica scorsa piccola gitarella per ritornare sui nostri “passi” (è proprio il caso di dirlo) dopo un mese di recupero. Siamo alle strette finali, la CCC (trail da Courmayeur a Chamonix, 100km intorno al Bianco) è tra un mese e dobbiamo rimetterci un po’ a posto. Il tempo è poco ma gli infortuni ci hanno indotto a prolungare i tempi di recupero dopo le Tre Cime di fine giugno. Caviglie e piedi vari sono ancora un po’ sofferenti, ma abbiamo anche fatto riposo e quindi cerchiamo di riprendere i lavori.

Il giro è stato “tranquillo”, anche se forse a qualcuno proprio tranquillo potrebbe non sembrare: da rifugio Battisti salita al passo Ristele, poi per un tratto verso nord sul sentiero per il passo della Lora (o Tre Croci) e poi verso sud ovest per malga Terrazzo (discesa molto disagevole a causa del fondo oltremodo sconnesso). Da qui sentiero bellissimo in sottobosco sempre in quota tra i 1.300 e i 1.400 per raggiungere il rifugio Revolto (controllare la cartina, ci sono un paio di intersezioni con i sentieri che salgono al passo della Lora). Dopo adeguato tè con annessa fetta di torta risalita verso il rifugio Pertica e poi ancora su sullo sterrato fino a rifugio Scalorbi. L’obiettivo previsto era il rifugio Fraccaroli, ma in alto era molto nuvoloso e la stanchezza si stava facendo sentire più del previsto, per cui abbiamo scelto di procedere direttamente verso il passo della Lora per poi ridiscendere al Battisti.

Nonostante le pause fotografiche e alimentari è stato comunque un buon allenamento: alla fine circa 23km e 1.500mt + in circa 4:30
L’album fotografico della giornata è qui

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