Mumbai marathon 2012
Strade deserte e sgombre. Umido e polveroso al tempo stesso. In molti cercano la partenza, ma non è facile capire dove andare. La maggior parte degli indiani risponde se gli si parla in inglese, ma spesso non si capisce cosa dica, e soprattutto non si capisce se abbia capito cosa tu gli hai detto.
Arriviamo al via che sono tutti già partiti. Nel mezzo del gruppone vediamo di tutto: donne in sari e adidas, sikh con il turbante, gente che cammina (tantissimi).
“sono già partiti, cazzo !” È così che saluto Tite invece che con il solito bacio. E inizio una gimkana aggressiva e molto poco zen con la quale, alla fine del primo km, mi trovo già completamente solo. Il GPS scandisce in quel momento il passaggio in 4:04. Capisco che la pagherò, non so ancora che la pagherò in dollari: 500 per la precisione. Ma andiamo con ordine.
I primi 7 km, lasciata l’imponente Victoria station, ci portano sul lungomare, nella zona degli alberghi di lusso, con una camminata che non ricorda certo l’India, se non fosse per i mendicanti che ancora dormono sulle panchine.
Odori, suoni e immagini. Profumo del mare, sabbia umida, urina, fiori, qualche clacson (ancora pochi in verità), i gruppi musicali che iniziano a scaldarsi, le scope delle donne che spazzano le strade. Lo fanno solo loro, forse perché, essendo più piccole, evitano più facilmente i mezzi che solitamente NON rallentano, ma suonano il clacson. Si capisce subito appena si arriva, il clacson qui non sottintende pensieri osceni all’indirizzo della madre del destinatario, come accade da noi. Qui è proprio un mezzo di comunicazione, una conversazione tra i suonanti per chiarire chi passa e chi no, quando passa, da che parte passa.
Entriamo in una zona residenziale. Intorno alle poche botteghe variopinte di ciarpame difficilmente descrivibile si ergono ville un tempo certamente sontuose, ora decadenti. Siamo nella zona della casa di Ghandi visitata il giorno prima.
Il percorso di gara sale, ci aspetta un km e mezzo piuttosto impegnativo. É una zona molto popolosa, la gente in strada é molta ed é una vera festa, con gruppi musicali che suonano e ballano. Un gruppo in sari gialli e arancioni é così bello che vorrei fermarmi.
Tutto questo distrae e aiuta, ma non risolve: l’umidità é già altissima sebbene sia ancora notte, il mio top giallo e la gonna turchese (in tinta con il cappello, mi piace curare i dettagli in gara) erano già madidi di sudore dopo il terzo km, e ho da un pezzo capito che non sarà una gara facile, e non sarà neppure un buon tempo. L’obiettivo é cambiato: la parola d’ordine ora é “sopravvivenza”.
Scolliniamo, e inizia la discesa. C’é più gente ora. La moto suona. Gli odori sono meno marcati, i cani pochi e non magrissimi, la gente vestita. Vedo banche, concessionarie d’auto, negozi quasi normali.
Al termine della discesa cambia tutto, siamo nuovamente sul mare e intorno a noi baracche che dire fatiscenti é poco. I cani hanno perso metà del peso, la gente indossa solo pochi stracci logori, la moto suona, i bambini accovacciati a terra nella polvere si fanno la doccia usando un catino d’acqua. Preferisco non domandarmi come sia quell’acqua…
Arriva il sealink, il ponte modernissimo che collega il centro della città con la zona nord. Nella mia carreggiata non c’é nessuno, a parte un corridore molto più avanti. C’è anche la moto, ma non suona (beh, ci mancherebbe: non c’é veramente nessuno).
La corsia sud invece é uno spettacolo: é partita la mezza maratona nel frattempo, e gli oltre ventimila iscritti sono tutti lì sul ponte. Quando passo mi festeggiano, mi incitano, corrono con me.
La moto non suona, si é fermata. Quando arrivo riparte. Comincio a farmi delle domande, su quella moto che mi scorta, e su quella gente che mi incita con un’enfasi inusuale.
Al termine del ponte siamo a metà gara, e nuovamente nelle baracche, ancora più misere delle precedenti. La gente é festosa e mi incita con entusiasmo, gli odori preferisco ometterli. La città si è svegliata e inizia a brulicare. La moto suona, ma anche tutti gli altri suonano.
Poco dopo capisco il senso della moto: il percorso della maratona, che nella seconda parte ripercorre al contrario quello dell’andata, coincide con quello della mezza, e la moto inizia il suo lavoro: suonerà incessantemente fino al km 42, facendomi largo tra la gente. Il passeggero é seduto al contrario e mi indica di seguirlo (macheca… dove vuoi che vada, vorrei dirgli…)
Quindi é chiaro che la moto é lì per me, e d’altra parte é chiaro anche che mi trovo nelle zone “alte” della classifica, perché continuo a non vedere nessuno. La domanda é: sono il primo “veteran” o sono la prima donna ?
Il giorno prima, al ritiro dei pettorali, avevo cercato di sistemare le cose: mi avevano erroneamente attribuito la F sebbene io avessi scritto M nella form di iscrizione (ovviamente influenzati dalla foto del passaporto, chiaramente femminile) e mi avevano “cacciata” nel corral D nonostante con i miei tempi (documentati) avrei dovuto avere la A.
Situazioni di questo tipo accadono spesso ad una persona transgender come la sottoscritta, ma solitamente mi basta spiegare per mettere a posto le cose (per inciso il mio aspetto é al tempo stesso femminile e maschile, ma nei miei documenti la M chiarisce ogni eventuale dubbio).
Qui però avevo subito capito che non c’era verso, un meccanismo complesso come quello della macchina organizzativa di una maratona internazionale richiede anni per andare a regime, e loro sono solo all’inizio. E l’opzione “transgender” presente, con grande segno di civiltà, tra le opzioni di sesso nella form di richiesta del visto indiano sembra in realtà molto meno presente nella testa delle persone, che accettano e non creano difficoltà, ma sembrano davvero non capire.
La moto comunque rimane sempre troppo lontana per cercare una comunicazione, del resto non mi porto mai il clacson in gara e quindi non saprei come richiamare la loro attenzione. E poi le mie energie sono ridotte al lumicino, devo risparmiare tutto ciò che posso perché so che ne avrò bisogno fino alla fine, così proseguo cercando di tenere la mente sgombra e un ritmo decente ma pagando, come mi aspettavo, l’inizio davvero troppo tirato. Ma forse sono solo scuse, in realtà la gara é davvero tosta e a quanto pare, nonostante il tempo un po’ alto (3:16) non sembra neppure essere andata così male.
Taglio il traguardo unendo le mani nel gesto tipico del namaskarasana, che é una cosa che amavo già prima di arrivare in India, e adesso ancor più: significa “possa la luce che è in te illuminare la luce che è in me”… la trovo stupenda. Mi aspetto anche di capire il vero motivo della moto, ma i due sono spariti e nessuno mi dice nulla, quindi rimarrò nel dubbio fino alla pubblicazione delle classifiche,
Classifiche che trovo nel corso del lunedì, e che spiegano tutto: sono 17 in classifica generale (esclusi i top runner ovviamente) e prima del genere F, che non era stato corretto.
Dopo aver scritto una mail di chiarimenti, cerco di capire quale sIa la mia posizione nella mia categoria “veteran” M e scopro così che, per meno di due minuti, manco il terzo posto e la possibilità di unire il mio premio a quello di Tite, che diventa prima “veteran” F dopo la rettifica, e che, se tutto andrà come dovrebbe, destinerà la bella e meritatissima vincita ai bambini indiani.
Namastè
Gallerie di foto del nostro viaggio:
- Pune street photography
- Le tose (vere o presunte) e il toso (Manlio)
- YogaXrunners in action
- Mumbai and Goa street photography
- Palolem beach tour
Ombre della città
Posted by mia in Senza categoria on dicembre 4th, 2011
Mostra fotografica
Ebbene ho deciso: per una volta voglio vedere come stanno le mie fotografie appese ad una parete. E sapere che effetto fanno non solo su parenti e amici, ma su tutti gli altri. Espongo quindi in galleria Artù, a Vicenza, in via Soccorso Soccorsetto, nel periodo natalizio, una selezione di circa 30 immagini raccolte in questi anni.
Immagini di città ma non solo, ma sempre e comunque immagini di cose, e non di persone. Nulla contro le persone, sia chiaro: amo fotografare tutto e di tutto, ma in questo caso ho voluto puntare su questi soggetti perchè mi sembrano essere quelli che meglio rappresentano la mia passione per un ceto tipo di fotografia: la ricerca della luce anche nelle ombre, della vita anche dove non sembra ci sia… in fondo sono solo cose, ma a volte mi sembrano uscire dallo schermo e venirmi incontro. E non vedo l’ora di scoprire se sarà così anche quando le vedrò appese ad una parete, con dimensioni importanti.
Se vi piace la fotografia, venite il 15 dicembre a dare un’occhiata!
Un altro buon motivo per venire potrebbero essere le bollicine con le quali brinderemo a questo passo che sento importante, e che spero possa essere il primo di lungo cammino tutto da scoprire.
Augusto, nonchè Mia
d u e m i l a d o d i c i
Posted by mia in Senza categoria on dicembre 2nd, 2011
Calendario 2012
Lì per lì mi stavo rallegrando del fatto di essere qui a preparare questo articolo sul nuovo calendario per una volta con anticipo rispetto al periodo di Natale e non in ritardo come sempre… poi ho controllato: devo ancora inserire il calendario duemilaundici, quindi a ben guardare sarei in ritardo di 11 mesi e mezzo, non in anticipo di 15 giorni…
Facciamo così, intanto presento qui il calendario nuovo (2012) e se un giorno mi verrà farò un articolino (retroattivo) su quello dell’anno scorso. Non che interessi a qualcuno io credo, ma solo così, per completezza.
Ecco quindi qui l’anteprima del calendario 2012:
YogaXrunners photographer POV
Posted by mia in allenamento, generale on novembre 28th, 2011
Caprino bergamasco, Nov 25, 2011
POV stands for Point Of View, the photographer’s mantra (together with the constant eye on light and shadows). The yogaXrunners photographer’s POV is multiple.
There’s not much to say about photographing runners in beautiful places, in nature: you just need to be there and click the button, being aware only that you panting breath doesn’t go over the lens.
A little more complicated is the yoga part: the good time for click is just a while. A moment before someone is still looking for balance in the position, and few slices of second later another one is gone out from it. The desperate look of who was not able to stay the position for the right time, or the little movements of who exited the position before the others: these are all natural events that are entering the picture like discordant note in a chorus.
And finally there is the X. In yogaXrunners the X is the conjunction mark, it can be thought as the convivial moments connecting the different practices: good company, great food and wine, a candle on a birthday cake, the sweet moments between participants (that are “private moments” that the author could decide not to publish) or the sun entering the breakfast room. These are all samples of emotions that must enter the pictures like they do with hearths.
So if it is true that is a pleasure for yogaXrunners people to have pictures of their best moments, it is true also that it’s a great pleasure for who’s on the other side of the lens too. Because the good result can achieved only if you deeply became part of the event.
In other words, It’s the X in its most real part, that is like to say Yoga: union
Namastè
Lut 2011
Posted by mia in Senza categoria on luglio 15th, 2011
LUT (Lavaredo Ultra Trail) 2011
La LUT: per chi non sa cosa sia, è una passeggiata intorno alle Tre Cime di Lavaredo, 87km e 5.300 metri D+… numeri che fanno riflettere. Parole d’ordine: relax, riposo…
Venerdì sera, Vicenza. Poco più di 24 ore dal via (che sarà alla mezzanotte di sabato). Decidiamo di dormire a Valle, così siamo vicini al via e sabato ci rilassiamo in attesa della partenza. Perfetto.
Torna a casa dal lavoro. Scarica la macchina, prepara le valigie, controlla se c’è tutto, aspetta Tite, scarica la macchina di Tite, mangia un boccone, carica la macchina, riparti per la montagna. E’ stata un po’ tirata ma adesso ci rilassiamo. Perfetto.
Sabato mattina, Valle di Cadore.
Niente sveglia e dormiamo un po’, ma poi c’è da fare: scarica la macchina, porta in casa le valigie, apri le borse e metti in ordine le cose. Esci per un po’ di spesa, i giornali, solite cose. Torna a casa, il salotto è una deflagrazione di scarpe, indumenti, barrette, gel, batterie, pile frontali… hai visto i miei guanti ? Certo, sono proprio lì, sotto a quella scarpa infangata, appena sopra a quelle mutande gialle a righe. Prepara lo zaino, controlla il meteo, farà freddo o farà caldo, forse farà freddo e caldo, prepara la borsa per il ristoro a metà gara, prepara un boccone, mangia qualcosa. E’ stata una mattinata un po’ tirata ma adesso ce ne andiamo a letto e ci rilassiamo un po’. Perfetto.
Finalmente a letto, speriamo che non… manco in tempo a dirlo: suona il telefono. Sono arrivati i ragazzi, ci daranno assistenza per la gara. Pazienza, niente riposino, ma va bene, le borse sono già pronte, è tutto preparato, siamo tranquilli, mancano 3 ore e poi ci spostiamo in zona partenza. Solo che un attimo dopo è già ora: chiudi le borse, carica la macchina, parti per Auronzo, arriva, saluta gli amici, parcheggia, scarica la macchina, saluta gli amici, prendi le borse, saluta gli amici, check-in, controllo materiali, saluta gli amici, deposita le borse, finalmente abbiamo saluta gli amici finito. E’ ora di cena (pasta party).
Saluta gli amici, mettiti in coda, aspetta la pasta (era finita e la stanno ricucinando), saluta gli amici, mangia ricordati anche di bere mangia saluta gli amici finisci la cena.
Sono appena le nove, mancano 3 ore al via, c’è tempo di rilassarsi. Perfetto.
Intanto però fa freddo, fa molto freddo. Torna alla macchina, cambia abbigliamento, forse non sarà caldo come si pensava, vestiti meglio, cerca un bar, siediti a bere un tè caldo, ma accidenti… è già ora del briefing: fine della pausa, si torna al freddo.
E infine sono le 23:20, è ora di incamminarsi verso la zona del via. E’ freddo, si sente, ma muovendosi non ci si fa troppo caso. Ho la sensazione che non sia proprio prefetto come pensavo, ma non so bene perchè: è come se mi stessi dimenticando di qualcosa, ma non so bene cosa. Ma il tempo per pensare fugge in fretta, siamo al via. Un bacio a Tite, divertiti, divertiamoci, in bocca al lupo e si parte.
Faccio con lei i primi km, la sensazione di aver dimenticato qualcosa è sempre più forte. Un paio di km dopo, con i muscoli che iniziano a scaldarsi, saluto Tite e mi metto al mio passo. E finalmente capisco cos’ho dimenticato.
Ho dimenticato di digerire.
I primi 44km di gara sono un piccolo calvario: le gambe starebbero bene, ma la pancia duole ad ogni sobbalzo. Corro così, con gli addominali contratti e la schiena un po’ rigida, non vado esattamente piano, ma non corro come vorrei e potrei. E, soprattutto, devo tener duro ad ogni passo di corsa. Mentre cammino nelle salite ripide va quasi bene, ma appena mi metto a correre torna il fastidio, ma è più dolore che fastidio: è una fitta che mi attraversa ad ogni sobbalzo. Non so bene per quale meccanica, solo nelle discese ripide non soffro, e quindi ne approfitto per recuperare un po’ di terreno.
Arrivo così a metà gara con l’idea di ritirarmi, fare altrettanti km nelle stesse condizioni mi sembra impensabile. Però al ristoro di Villa Gregoriana uno stop di 20 minuti in bagno, una tazza di brodo bollente e un bicchiere di acqua calda e magnesio (grazie Sandro) risolvono la situazione: la pancia non duole più e ho la sensazione che il blocco si sia smosso. Certo, sono un po’ senza forze, anche perchè non ho mangiato nulla (impensabile in quelle condizioni), ma l’idea di mollare non mi piace. Decido di ripartire, poi si vedrà.
Nella successiva, interminabile salita di Forcella Grande mi rendo conto che ho le gambe svuotate: appena forzo un po’ l’andatura mi sento debole e devo rallentare. Nei piani e nelle salite leggere mi passano in molti, ma nelle salite ripide il mio passo costante tutto sommato regge, e nelle discese impegnative, continuo a non capire perchè, mi sembra di volare. Forse è perchè non ho le forze neppure per frenare, certo posso dire che la famigerata discesa di Forcella Grande è stato uno dei punti di maggior godimento di questi anni di trail: adrenalina a mille e divertimento allo stato puro.
Ma non ci sono solo le discese: i km sono ancora molti e non sono tutti tecnici. Ormai è chiaro, se voglio arrivare in fondo devo risparmiare. Nei 4 km di falsopiano dopo la Capanna degli Alpini provo a correre ma non c’è verso: la camminata veloce è il massimo che mi sia consentito. Intanto arriva il genio di turno, romano o giù di lì: “Ao’, ma pecchè nun corri ?”. Vorrei rispondergli con le parole di Calderoli, ma quello leghista non è esattamente il mio modello di riferimento, e comunque non avrei le forze per sostenere l’inevitabile scontro, foss’anche uno sconto di soli sguardi, quindi soprassiedo.
Ovviamente ai ristori non mancano i soliti simpatici siparietti: ciao Augusto ! mi saluta qualcuno. Forza Mia, brava !! mi incitano altri. In mezzo alcuni sconosciuti mi guardano e non capiscono: non capiscono dove sia l’altro dei due, e soprattutto QUALE sia !
E così continuo, trascinandomi come riesco nei piani, e mollando le gambe nelle discese. Se nel corso dell’Ultrabericus avevo riflettuto sul fatto che “è sempre bello correre quando si sta bene” qui metto a fuoco un pensiero diverso: “è sempre bello correre, anche quando non si sta bene”… e anche se forse “correre” in questo caso non è il termine più appropriato. E’ sempre bello perchè alla fine la parte più interessante di questa pratica per certi versi così folle è proprio lì, nell’esercizio della determinazione, nella capacità di accettare l’inevitabile crisi, l’inevitabile momento di sconforto, l’umana debolezza che ti spinge a sederti su un sasso, a guardare gli altri passare…
Qualcuno mi chiede come ho fatto, ma non trovo nulla di straordinario o di speciale in quello che ho fatto: ho stretto i denti e ho completato il mio impegno, tra l’altro con una classifica finale in linea con le mie aspettative (68° in 15h e 15’). Così, ancora una volta, la parte migliore e più appagante dell’avventura è in quella nitida percezione di aver toccato con mano l’insegnamento più importante: il corpo può anche avere dei momenti di debolezza, ma il vero limite che abbiamo è quello che fissa la nostra mente… ed è sempre leggermente più avanti di dove pensiamo che sia !!!
L’arrivo di Tite
Holimites Alta Via #1
Posted by mia in allenamento on luglio 5th, 2011
Holimites Alta Via #1
Five wonderful days into the hearth of Dolomites with the friends of Holimites. Tite and I partecipate to this event of mountain and sport working on our part: Tite is teaching yoga before and after the run, and I’m taking pics and videos.The final result of this great advenure is in a image collection and in two videos:
Holimites 2011 – Day #1 & #2 from augusto mia battaglia on Vimeo.
Holimites 2011 – Day #3, #4 and #5 from augusto mia battaglia on Vimeo.
trail duemilaundici
Come già fatto per il duemiladieci, ribadisco: questo articolo probabilmente non interessa a nessuno, ma serve a me…
Anche quest’anno comunque siamo a luglio e siamo alle solite, l’anno scorso infatti scrivevo: “Non so bene cosa sia successo, certo non è stato un inizio d’anno facile, ma siamo a giugno e scopro che quella famosa pagina non si è scritta da sola, e nemmeno le altre… ma che strano !”
Quindi ecco qui, nuovamente con un ritardo di 6 mesi abbondanti, l’elenco del nostro (sempre mio e di Tite) duemilaundici di gare
(e giacchè siamo a luglio ci metto anche i risultati di quelle fino a qui fatte):
| data | gara | tipo | tempo | classifica |
|---|---|---|---|---|
| 30/1 | Miami half marathon | 21km | 1h28′ | 155° su 13.519 |
| 20/3 | Ultrabericus trail | 67km, 2.500 D+/- | 7h15′ | 19° su circa 300 |
| 10/04 | TCE (traversata dei colli euganei) | 42km, 2.000 D+/- | 4h27′ | 31° su circa 600 |
| 22/05 | Tagliafuoco | 11,5km, 1.100 D+/- | 1h26′ | 110° su circa 500 (prima uscita dopo infortunio al ginocchio) |
| 29/05 | Campolonga | 21,5km, 300 D+/- | 1h33′ | 68° su circa 300 |
| 5/06 | Trail del Malandrino | 70km, 4.200 D+/- | 11h50′ | 29° su circa 300 |
| 2/07 | Lavaredo Ultra Trail | 87km, 5.000 D+/- | 15h19′ | 68° su circa 600 |
| 17/07 | Transcivetta (coppia con Tite) | 26km, 1.950 D+/- | 3:19:20 | 23° su 132 coppie miste |
| 7/08 | La Camignada | 30km, 1.300 D+ / 2.200 D- | 3:46 | 124° su circa 1.300 |
| 25/09 | Mezza di Udine | 21,092km | 1:29:30 | 212° su circa 2.000 |
| 23/10 | Maratona di Venezia | 42,195km | 3:07:40 | 313° su circa 6.000 |
| 20/11 | MUTB Maddalena Ultra Trail Brescia | 43km (50km con errore percorso), 2.800 D+ | 6:27 | 42° su circa 300 |
la versione di Barney
Di Barney mi ritrovo invece a scrivere senza sapere bene perchè: non è solo il fatto di aver letto molte recensioni che non condivido assolutamente, è anche per fissare meglio nella mia memoria qualcosa che, al di là della bravura degli attori, dell’ottima regia e della cura delle immagini, mi ha davvero colpita: come riesca nell’intento di raccontare attraverso la storia di questo buffo personaggio (e il tutto a parer mio rende davvero merito al bellissimo libro di Richler) la magia dell’essere umano, che riesce ad essere al tempo stesso assolutamente grande e assolutamente piccolo: come accade nella vita di ogni giorno.
d u e m i l a d i e c i
Da qualche anno a questa parte seleziono alcune fotografie e ne faccio un calendario che regalo a parenti, amici e clienti in occasione del Natale. E’ una piccola cosa iniziata nel duemilacinque e che sto cercando di mantenere negli anni perchè mi diverte e mi appassiona.
Ovviamente, e come ogni anno, anche quest’anno il Natale è arrivato di corsa e senza preavviso, e così ho fatto tutto all’ultimo momento, e senza avere il tempo di curare i “dettagli”… che nel caso in oggetto sarebbero state le informazioni corrispondenti ai diversi scatti riportati nel calendario.
Ecco quindi qui, con un ritardo di oltre sei mesi rispetto alle previsioni, tutte le informazioni degli scatti selezionati:
cover
Chicago, wabash avenue, dal bancone di un bar. Avevo una mezz’ora da far passare e così ho iniziato a scattare verso la strada muovendo la macchina sul bancone del bar, oppure fissando tempi lunghi e scattando al passare delle auto…
gennaio
lungo il percorso da Cortina a Dobbiaco, durante un’uscita di fondo
febbraio
presso lo Yogainstitute di Vicenza, durante una lezione di Daniela Manente
marzo
abbazia di San Galgano, vicino a Massa Marittima
aprile
angolo sud del canale di uscita in mare di Chioggia. Avrei pootuto cancellare la svastica, ma anche la stupidità umana merita di essere documentata
maggio
a Sottomarina, lungo il canale interno, a poche decine di metri dalle spiagge, eppure sembra di essere in un altro mondo
giugno
Maldive, Kuramathi island… questo non sembra un altro mondo, è proprio una altro mondo
luglio
Valle di Cadore
agosto
lago di Fimon, Vicenza
settembre
Chicago, in occasione della maratona
ottobre
Chicago, Wabash ave
novembre
Chicago, state street
dicembre
Vicenza, durante una stupenda nevicata nella notte di Natale
Las Vegas (lodge)
Posted by mia in Senza categoria on agosto 22nd, 2010
Tite sta ancora nuotando a stile libero in mezzo cumuli di abbigliamento tecnico che fuoriescono dai suoi armadi come onde oceaniche. Nel frattempo io cerco di ridurre nel mio zaino da trekking veloce (più veloce il trekking, più piccolo lo zaino, ovvio) tutto il necessario per la sopravvivenza di due giorni. E se per una vera donna la questione si conclude lasciando a casa la maggior parte delle cose che una signora normalmente ritiene indispensabili (a parte Tite che è un caso a sè), per una donna “presunta” come la sottoscritta, sempre in bilico tra l’essere riconosciuta o meno come donna, ma soprattutto preoccupata di non essere scambiata per un uomo (le due cose si assomigliano ma sono in realtà molto diverse), la questione è un po’ più complicata.
Alla fine ce la facciamo, e raggiungiamo Massimo all’appuntamento con circa 35 minuti di ritardo.
Dopo aver cambiato parcheggio e organizzato la partenza, ci mettiamo in marcia verso le dieci.
Giorno 1
Salita per Val Mezdì fino al Rif. Boè, poi ancora su fino a Capanna Fassa (3.200 slm, punto più alto della giornata).
A Capanna Fassa beviamo un tè e salutiamo alcuni amici incontrati per caso, nel pieno rispetto di quella regola, impossibile da scrivere, in base alla quale nei posti più remoti si incontra sempre qualcuno che si conosce.
Quando riprendiamo la marcia scopriamo di avere con noi un allenatore personale che ci terrà compagnia per il resto della giornata: tutte le volte che ci fermiamo per riprendere fiato o ricompattarci, le nuvole ci raggiungono e inizia a piovere (o a grandinare). Questo ci induce a rimetterci velocemente in marcia, e mentre zompetto tra un sasso e l’altro trovo il nome a questa situazione: siamo accompagnati dal nostro Personal Rainer.
Continuiamo la discesa fino a Forcella Pordoi, e poi giù verso il passo. Prima di arrivare al passo prendiamo, sulla sinistra, il sentiero che a mezza costa ci porta nuovamente verso nord-est fino al rifugio Kostner, a pochi metri dalla stazione a monte della seggiovia del Vallon, sopra il Boè. Al rifugio Kostner dobbiamo riparare all’interno perchè la pioggia batte forte. Ci concediamo una fetta di torta, alla faccia del nostro Personal che, ovviamente, ci aspetta fuori.
Dopo un po’ il peggio passa, e ci rimettiamo in marcia.
Discesa verso il passo di Campolongo lungo sentieri ancora molto tecnici e infine su piste da sci fangose e scivolose per la pioggia. Dal passo Campolongo risalita lungo il bellissimo sentiero ciclabile nel bosco che sale verso il Pralongià. Dal Pralongià gli ultimi km della giornata ci portano fino al Las Vegas Lodge in uno spettacolo di colori resi ancora più vividi dalla pioggia appena cessata. L’arcobaleno è così grande e luminoso da sembrare finto.
Il Las Vegas Lodge è un posto spettacolare, merita proprio una visita. La sera dopo cena Ulli, il titolare, viene al nostro tavolo e rimaniamo a chiaccherare e bere un sorso di grappa in piacevole compagnia. Verso mezzanotte la stanchezza ha il sopravvento e andiamo a letto.
Dati del giorno 1: km 30, 2.600mt D+, tempo 7:53 (comprese le pause)
Giorno 2
L’appuntamento è per le 8 e questa volta siamo in orario: fare i bagagli è una cosa veramente veloce
Per le nove siamo pronti a partire. Ulli si unisce a noi: come ogni vero sportivo e amante della montagna, non resiste alla tentazione e ci accompagna per i primi 15km; ripassiamo per il Pralongià e poi prendiamo verso Est in direzione Passo Valparola. Al passo salutiamo Ulli, che fino a lì ha tenuto una buonissima andatura, e procediamo verso il Rifugio Lagazuoi (2.800 slm, punto più alto del giorno 2) per il sentiero Kaiserjager, una risalita spettacolare e per qualche punto quasi verticale (e quindi attrezzata).
Al Lagazuoi piccola pausa con (minimo) ristoro e quindi giù in direzione Rif. Scotoni lungo la pista da sci dell’Armentarola. Prima di arrivare allo Scotoni passiamo sopra al laghetto e saliamo alla Forcela Di Lech, quindi discesa lungo il Valun de Lagaciò fino alla Capanna Alpina, dove facciamo la seconda sosta della giornata.
Da Capanna Alpina riprendiamo di buon passo verso San Cassiano; abbiamo fatto parecchi km, ma poco dislivello, quindi decidiamo di rientrare a Corvara passando per il Piz La Villa, o meglio per La Brancia. Quindi poco dopo San Cassiano abbandoniamo il sentiero di fondo valle, risaliamo verso il Piz La Villa, passiamo davanti alla Brancia e quindi, lungo le piste da sci del Colalto, ritorniamo a Corvara.
Dati del giorno 2: km 35 (è una stima, le batterie del GPS hanno ceduto a metà del secondo giorno), 2.000mt D+ , tempo 8:20 (comprese le pause)
Tutte le foto dei due giorni sono qui































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