Il fattore “C”

Augbericus slideshow

Augbericus slideshow

Quando qualcuno mi chiede che cosa mi spinga ad arrampicarmi su e giù per i monti nel corso di una gara di trail mi vengono in mente sempre diverse risposte: c’è la sfida con se stessi, c’è il gusto per la competizione (perchè è vero che non si arriva primi ma anche arrivare “bene” può essere una bella soddisfazione), la consapevolezza del fatto che con due semplici piedi (purchè sani…) si possono coprire distanze e dislivelli davvero considerevoli, e via dicendo.

Tuttavia esiste una componente che io considero, su tutte, imprescindibile: il fattore “C”. Il fattore “Cartolina”.

Correre un trail, e ancor più un ultra-trail, è uno sforzo davvero consistente. Alzi la mano quello che, dopo sei o sette ore di gara, con i muscoli dolenti, i piedi che bruciano e la stanchezza che formula incessantemente allettanti alternative rispetto alla continuazione della gara, non pensa “…ma chi ca….. me lo fa fare !”.

Per me è quello, il fattore “C”: dopo un trail corso in una giornata “giusta” e in un posto “giusto” la raccolta di “cartoline”, di immagini, profumi, spettacoli e momenti della natura in ogni sua possibile forma è così ricca e saporita da cancellare qualunque altro pensiero. E’ qualcosa che, nei giorni successivi, mi ritrovo a ripercorrere con il pensiero e che contribuisce in modo determinante a ricomporre i “tasselli” della mia voglia di essere al via anche alla prossima occasione.

E’ andata così quindi che in un sabato di maggio in cui avrei dovuto andare a correre le “Porte di Pietra” ho scelto invece di… rimanere alla finestra, osservando la pioggia che non smetteva di battere, giorno e notte.

E il giorno successivo, insieme a Tite, abbiamo atteso che uscisse il sole e, in assetto da gara ma con spirito da passeggio, abbiamo rimediato alla mancata gara con un’uscita di oltre 6 ore di colli… forse non allenante come una vera gara, ma almeno le cartoline le abbiamo portate a casa: AugBericus slideshow

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Eco-trail de Paris

Con Tite alla partenza

Con Tite alla partenza

20 marzo 2010, inizio di stagione in grande quest’anno: Eco-trail de Paris, 50km da Versailles al centro di Parigi.

50km non sono molti, però le continue piogge e il freddo dell’inverno appena finito hanno condizionato non poco gli allenamenti. Così arriviamo alla gara con qualche preoccupazione relativa alla “tenuta” sulla distanza. Preoccupazioni legittime, che prendono forma sulle rive della Senna, nel corso degli ultimi 8 km davvero sofferti. Fino al 40° era però andato tutto molto bene, quindi il bilancio finale è più che positivo.

Gara assai piacevole, quasi sempre molto corribile, priva di difficoltà e ben organizzata: da raccomandare a chiunque voglia iniziare la stagione con un bel lungo (e per chi vuole di più c’è anche la 80k).

Gallerie di immagini:

Per maggiori informazioni: http://www.traildeparis.com

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trail duemiladieci

Fenera Trail

Fenera Trail

Doverosa premessa: questo articolo probabilmente non interessa a nessuno, ma serve a me… se siete qui che sate leggendo, portate pazienza, a breve conto di aggiungere qualcosa di più interessante…
 
Il proposito di scrivere due righe sulla stagione di gare in arrivo, e in generale aggiornare il sito con una decorosa cadenza, faceva parte dei miei programmi di inizio anno… i famosi buoni propositi :-)

Non so bene cosa sia successo, certo non è stato un inizio d’anno facile, ma siamo a giugno e scopro che quella famosa pagina non si è scritta da sola, e nemmeno le altre… ma che strano !

Insomma ecco, comincio a recuperare i mesi perduti con l’elenco del nostro (sempre mio e di Tite) duemiladieci di gare
(e giacchè siamo a giugno ci metto anche i risultati di quelle fino a qui fatte):

data gara tipo tempo classifica
20/03 Eco-Trail de Paris 50km, +1.000mt 4h19′ 60° su 1050
11/04 TCE (traversata dei colli euganei) 42km, +/-2.000mt 4h27′ 38° su 490
19/04 Boston Marathon maratona saltata per cause… vulcaniche
25/04 Fenera Trail
(scelta all’ultimo momento per “rimpiazzare” Boston)
60km, +/-3.000mt 8h37′ 29° su 150
15/05 Porte di Pietra 72km, +/-4.100mt saltata per scelta… metereologica
(vedi “il fattore C” a breve su queste pagine)
30/05 Cortina – Dob…BACK 30*2km, +/-300*2mt 2h12′ 301 su 3.500
26/06 LUT (Lavaredo Ultra Trail) 90km, +/-5.000mt Forzata rinuncia per frattura malleolo
18/07 Transcivetta 26km, +/-1.950mt Forzata rinuncia per frattura malleolo
28/08 CCC 100km, +/-5.000mt Malleolo si o malleolo no ? Mah…
14/11 Maratona Nizza – Cannes maratona    
fine novembre: MUTB (Maddalena Urban Trail Brescia) 40km, +/- 2.500 ?    

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Luciano

A mio nonno

Correvo un giorno nei pressi di un primo novembre, e osservavo le code di auto verso i cimiteri.

Correvo e pensavo che, a me, l’idea del mio corpo da qualche parte sotto un metro di terra sembrava una cosa priva di senso…

Ho continuato per resto della corsa a giocare con questi pensieri, e alla fine mi sono ritrovato con… una poesia

E’ una piccola cosa che ho tenuto in un cassetto fino ad oggi, quando ho pensato di dedicarla a lui, che forse l’avrebbe apprezzata: a mio nonno, Luciano.

Quando avrò concluso
La Mia piccola gita
In questo Augusto corpo,

Non moritemi di nuovo
In una gabbia di terra e sassi

Date le mie carni al fuoco
affinchè io passi
Lì dove sono sempre stato

In ogni mare
In ogni vetta
In ogni stella

E nel cuore
di chi ho davvero amato.

Nel 2007 a Chioggia

Nel 2007 a Chioggia

Ciao nonno

Il primo fiore sulla sua tomba

Il primo fiore sulla sua tomba


Abbiamo parlato, e poi pianto insieme.

Alcuni pregavano, altri facevano qualcosa di equivalente rimanendo semplicemente in silenzio. Il Monsignore parlava come un vero amico, non come un prete, ed è stato molto bello: qualcuno ha detto che sembrava di sentire il nonno, su quell’altare. Ma non ricordo chi fosse a dire questa cosa, i ricordi sono confusi, si sovrappongono, si susseguono, si scambiano tra loro.

Alla fine abbiamo anche bevuto e mangiato, tutti insieme come non accadeva da decenni. Per la prima volta il nonno non c’era, e così nessuno doveva preoccuparsi di controllare che non litigasse con Antonio.

Luciano con Dina, 1962

Luciano con Dina, 1962

Di questa giornata mi restano moltissime emozioni, e qualche immagine che, insieme ai video di Mayumi che parla e canta per lui, ho pensato di condividere con tutti voi su questa pagina.

E tra tutti i pensieri di questi giorni, quelli di una vita che finisce e della vita che continua, me ne viene uno di nuovo: chissà se a vedere questa pagina avrebbe apprezzato, oppure gli sarebbero girate le balle come tutte le volte che lo si metteva, per un qualunque motivo, davanti allo schermo di un PC.

Augh

(in fondo alla pagina chi lo desidera può lasciare un messaggio)

Immagini di mercoledì

Mercoledì 5 maggio 2010

Mercoledì 5 maggio 2010

La chiesa di Asiago

La chiesa di Asiago

Con le parole di Monsignor Gios

Con le parole di Monsignor Gios

Un cielo adeguato al momento

Un cielo adeguato al momento

La terra

La terra

Luciano Sopelsa

Luciano Sopelsa

Le parole e la musica di Mayumi

Maiumi parla del nonno
Fratello sole, sorella luna
Ave Maria

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Windows is so bad

Mentre son qui che penso se fare o meno il “grande passo” di andare sul Mac (soprattutto perchè butto ORE ad attendere che il mio PC windows tratti le mie immagini, ormai sempre più pesanti a causa del formato pieno con cui scatto) mi imbatto in questo articolo di Ken Rockwell, un “guru” della fotografia che amo seguire (preziosissimi i suoi consigli sul materiale Nikon, ottiche etc.)

American businesses lose billions of dollars a year to lost productivity from using windows computers for business, instead of computers that work, like Apple.

The only reason I mention this again is because I had to stop what I was doing (formatting my recent Northern California photos to share) and help my wife get her P.O.S. windows computer, provided to her by her multi-billion-dollar employer, to print something. Whatever crappy Microsoft software she was running stopped, and we both wasted another half an hour doing what Apple always just does.

Using Windows is like living in a Communist country. It wears you down and tries to make you think that you owe it your allegiance. Weak people say “I can’t beat the Communist government” or “all the people in my industry use windows, so I have to, too,” and we all lose.

Our duty as Americans is to keep the world free, and stop Communism anyplace it might sprout. America doesn’t sit around idly and let bad things happen. America gets out and brings freedom to people all over the world, whether they live in Iraq, Afghanistan, or anyplace there are problems. So why do Americans settle for the daily hassles that trying to use windows brings?

You can do your part by using Apple, which just works. All your software runs on it, and if not, you can run Windows on Apple computers anyway, and so what: Apples open all your windows files and sends them just fine.

I remember back when I had a job and my employer’s crappy $4,000 windows laptop was in for one of its usual repairs for the week. I continued to work unimpeded on my personal Mac.

When I met my boss and handed him all the paperwork he wasn’t expecting to get, he said “I thought your computer was in the shop?” “Yes,” I said, “so I did this all on my Mac.” He had no idea that all our secret and proprietary hoop-de-do files worked even better on my Mac than the windows crap Tektronix used, like most computationally more foolish US businesses.

Last week a colleague asked if I knew how to fix his virus-dead computer. I responded “Buy a Mac.” I was right: he was on a windows computer, which are designed to get viruses so that you have to replace them every couple of years.

Me? My laptop is over 5 years old and runs perfectly, any my main Mac is over three years old and runs flawlessly.

OK, the windows P.O.S. finally choked out my wife’s document, so I can get back to my own work. Criminy, windows still can’t print word-processor documents as well as DOS did back in the 1970s. If you’ve been watching this as long as I have, it’s obvious that windows doesn’t work, and will never work properly, because it is designed to work that poorly.

In case you were wondering, I never have to restart my Mac, while of course the fix for my wife’s P.O.S. was to restart it. My Mac runs perfectly for months on end. I only turn it off if I go away shooting for a week.

Sad, but true. Windows hurts America. All these little “computer problems” cost time, which costs money. All these little glitches add up to billions of dollars in lost productivity, which costs everyone jobs, except the folks overseas who support windows computers. This is not acceptable, which is why I have no tolerance for windows and its finicky defects that require you to be a hacker just to get it to go.

If you want to get something done, get an Apple. It’s all you’ll need for a very long time.

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CCC 2009

Profilo altimetrico

Profilo altimetrico

Tabella dei passaggi

Tabella dei passaggi

Chamonix CCC 2009

Chamonix CCC 2009(click per vedere tutto l

Ci sta di tutto, in 23 ore di gara: la tensione degli ultimi giorni e l’ultima notte quasi in bianco, l’emozione della partenza, le battute scherzose con i compagni di viaggio nei primi km e il silenzio meditativo delle ore successive.

Ci sono stati i momenti di leggerezza e di divertimento, momenti di tensione e di scazzo, momenti di riappacificazione. Un’intera notte spesso nella nebbia, inseguendo il miraggio di una cima invisibile, avendo come riferimenti solamente le lucine degli altri davanti a noi e il dato dell’insostituibile altimetro che ci forniva costantemente l’unica informazione che ci interessava davvero: quanto manca alla prossima vetta ?

Alla fine questa gara va in archivio con un bagaglio di emozioni davvero unico, e con sensazioni – a oltre tre giorni dal completamento – tra loro molto contrastanti: da un lato la consapevolezza che più volte, soprattutto nella notte, la domanda imbarazzante arriva: ma chi caXXX me l’ha fatto fare ? E anche la sofferenza degli ultimi km sembra avvalorare questa tesi (ma come mai gli ultimi km sono sempre devastanti, indipendentemente dal fatto che se ne siano fatti solamente 10 in una stracittadina su asfalto oppure quasi 100 in alta montagna ?).

Però c’è anche dell’altro, e non è poco: c’è la grandissima soddisfazione di averla completata e di averlo fatto dignitosamente, senza massacrarsi nè nel corpo nè nello spirito (infatti abbiamo già voglia di andare a correre, a dimostrazione del fatto che la nostra preparazione era adeguata), e c’è il gusto di aver completato quest’avventura insieme a Tite, allenandoci insieme e alla fine decidendo di correrla insieme, per aiutarci e sostenerci a vicenda. E credo che proprio il fatto di aver condiviso con lei ogni attimo di questa avventura sia una delle cose che, in futuro, mi farà riflettere: adesso che la conosciamo, potremmo farla molto meglio !!!

So bene che in questo modo mi sto già rimangiando le parole di poche ore fa (“bellissimo, ma mai più″ è stato il mantra che mi ha accompagnato tutta la notte e che ho trasferito in tutti gli SMS del giorno dopo) ma è così: siamo umani, e per questo possiamo anche rimangiarci le parole dette, contraddirci, cambiare idea, e poi ripensarci ancora: lo rifaremo ? Non ne ho la più pallida idea :-)

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rifugio Antelao

Antelao 2009

Antelao 2009
(click per vedere tutto l'album)

Ultima “passeggiatina” prima del Bianco partendo da casa di Tite a Valle di Cadore: 26km e 1.480mt di salita comodi comodi :-)

Nel dettaglio partenza da Valle di Cadore lungo la strada asfaltata e sterrata fino al rifugio Costapiana; da lì sul sentiero 251 fino al rifugio Antelao (da segnalare per la gentilezza dei gestori e la bontà della cucina) e poi sul 250 per salire fino a forcella Piria. Ritorno a casa per i sentieri 250 e poi 230 fino a Venas di Cadore e quindi fino a Valle lungo la ciclabile dell’ex-trenino.

Una bellissima giornata di sole e di caldo che nel primo pomeriggio lascia spazio ad una perturbazione che ci allarma un po’. Ma stiamo per partire per il Monte Bianco dove avremo ben poco da scegliere e quindi anche qualche ora sotto la pioggia può – o forse deve – far parte a pieno titolo del programma di allenamento :-)

In conclusione un’uscita interessante sia per distanza che per dislivello; da considerare la possibilità di allungare di qualche km la distanza complessiva salendo all’Antelao per Pozzale invece che per il Costapiana.

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due giorni su

Val Badia 2009<br>(click per vedere tutto l'album)

Val Badia 2009
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Continua il nostro percorso di avvicinamento all’impegno dell’anno: il 28 agosto saremo alla CCC (la versione “corta” del Tour del Monte Bianco, “ridotta” a 98 km e 5.400 mt +).

Da anni pensavo al massiccio del Sella con un’idea fissa: salire dalla parte del Campolongo, attraversando la parete che tante volte guardiamo quando andiamo a sciare sul Boè e sul Vallon, e ridiscendere verso Corvara attraverso la Val Mezdì, fatta anni fa con gli sci ma mai d’estate a piedi.

Primo giorno

Per ottenere un giro interessante in termini di km e dislivello lasciamo la macchina a La Villa e da lì risaliamo in direzione Valparola lungo i sentieri 11 e 18.
Fondamentale tappa di ristoro a Malga Valparola: un posticino incantevole dove servono le uova all’occhio con la pancetta direttamente nella padella e il formaggio fatto con il latte delle mucche che pascolano lì intorno.

Da Passo Valparola il sentiero 24 ci porta poi verso il rifugio Pralongià (dove avevamo prenotato qualche giorno prima).
Al termine della tappa registriamo 18,5 km con un dislivello positivo di 1.050 mt: un buon riscaldamento in vista della tappa successiva.

Secondo giorno

Partiamo dal Pralongià dopo una colazione degna di un ottomila, non di un tremila, ma tant’è: la giornata sarà lunga e avremo tempo per digerire :-)
Scendiamo verso il passo di Campolongo lungo il sentiero 24 e poi per la sua variante 3, stupendo sottobosco con un toboga in discesa che ci fa sognare la mountain bike.
Dal passo decidiamo di risalire subito dalla parte opposta lungo la pista da sci che d’inverno riporta verso Corvara chi arriva da Arabba. Vista dalla parte opposta durante la discesa al passo non sembrava particolarmente ripida, invece è una rampa verticale che ci fa sudare non poco.

Al rifugio Bech de Roches, nella stazione a monte dell’impianto di risalita, studiamo bene la cartina: dobbiamo capire quale sia il percorso migliore per andare verso il Piz Boè, ma non è facile capire non avendo esperienza diretta. Scegliamo di puntare verso il massiccio risalendo lungo il sentiero 637, e dopo qualche scambio di informazioni con alcuni turisti inglesi scegliamo per continuare verso il Piz lungo il 638. La salita è decisamente impegnativa ma il panorama è incredibile: la Marmolada ci tiene costante compagnia sul lato sud del nostro cammino.

Alla fine mi fa molto effetto vedere il ghiacciaio alla mia altezza, dopo averlo osservata così dal basso…

Alla Capanna Fassa, in cima al Piz, non sono particolarmente gentili. Sarà forse l’altitudine (3.150) oppure la quantità di gente (vorrei quasi dire un numero simile…)
Ci fermiamo giusto il tempo di un tè e prima di ripartire abbiamo modo di verificare che non tutti gli abitanti del rifugio risentono dell’altitudine (o della moltitudine, il dubbio resta).

La discesa per il 638 verso il rigugio Boè è uno spasso, i ghiaioni che ricordavo (avevo fatto in passato due volte la Dolomiti Skyrace) sono ancora tutti lì ed è un vero godimento uscire dalla traccia del sentiero e buttarsi giù dritti facendo tre metri ad ogni passo.

Al rifugio Boè chiediamo rassicurazioni in merito alle condizioni del sentiero della Val Mezdì. Il tizio della baita ci guarda e si mette a ridere, non prova nemmeno a discutere e ci augura direttamente buona corsa. La prima parte del sentiero 651 però è tutt’altro che una passeggiata: il fondo della valletta è ricoperto di neve ghiacciata e l’unico modo è scendere lungo il sentiero attrezzato che percorre la parete qualche metro più su. Non siamo alpinisti, e si vede: ci mettiamo un po’, cercando soprattutto di non fare stupidaggini…

La Val Mezdì è molto lunga, e a tratti anche molto divertente: si attraversano nevai dove si riesce a fare qualche “sciata” scivolando con le scarpe sulle tracce di quelli passati prima. La parte finale è nuovamente impegnativa perchè il passaggio si stringe e la valle diventa un torrente a fianco del quale è ricavato un passaggio di continui tornanti.

Una volta fuori siamo in località Colfosco e ci restano 4 o 5 km di fondo valle per raggiungere Corvara e poi La Villa.
Alla fine della seconda giornata abbiamo percorso 24,5 km e 1.300 metri di salita. I numeri non sono particolarmente significativi, soprattutto se pensiamo a quello che dovremo fare tra qualche settimana, ma la difficoltà del percorso non può essere trascurata.

E comunque, a parte tutto, è stata una delle più belle “gite” in montagna che abbia mai fatto, e questa è la cosa che più mi sembra rilevante :-)

Panorama completo del percorso dei due giorni

Panorama completo del percorso dei due giorni

Per la cronaca c’è stato poi un terzo giorno: dopo essere rientrati in serata a Valle di Cadore, il giorno successivo, nonostante il brutto tempo, siamo riusciti ad “infilarci” in una finestra di quasi sereno per fare un “salto” alla cappella di S.Dionisio, verso il rifugio Antelao passando per il Costapiana. Percorso molto più corribile e agevole, e alla fine comunque 22km e 1.050mt + a completare tre giorni che, almeno secondo le nostre gambe, sono stati tutt’altro che una passeggiata…

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stupendo Papa

Incrocio tra il 322 e la strada delle gallerie

Incrocio tra il 322 e la
Strada delle Gallerie
(click per vedere le foto)

Chiariamo subito: quello di Roma non c’entra niente, su quello la penso in modo molto diverso :-D

Stupendo è il rifugio Papa, sul Pasubio, quando si ha la fortuna di arrivarci in una giornata come quella di ieri, 2 agosto.
Abbiamo scelto il vecchio percorso della Super Pippo (la corsa che si tiene a inizio Ottobre) partendo da S.Antonio (il primo paese dopo Valli del Pasubio) e percorrendo la valle fino ad incrociare il sentiero 322, che sale dritto come una scala a pioli fino a 2000 metri, dove si collega alla la Strada delle Gallerie.

Da lì abbiamo continuato per la strada delle gallerie fino al rifugio Papa, dove una fetta di torta ed un panino hanno rimediato alle voragini delle nostre pance. Al rifugio abbiamo saputo di una recente ordinanza che vieta il passaggio sul sentiero 322 a causa – pare – della pericolosità legata all’alto numero di massi instabili nella parte alta. In ogni caso non abbiamo trovato avvisi o segnalazioni di alcun genere per tutta la lunghezza del percorso.

Per ridiscendere abbiamo optato per i sentieri 300 e 320, sicuramente più agevoli anche se indubbiamente meno spettacolari dal punto di vista del paesaggio. Ma il sottobosco finale, prima di raggiungere la strada del Pian delle Fugazze, era una vera delizia…

Alla fine abbiamo registrato un dislivello positivo di 1550 mt per 15,5 km. Il tempo impiegato, oltre cinque ore, è condizionato non solamente delle numerose pause legate a fotografie e attività di p.r. (leggi incontri di alcuni amici in senso contrario) ma anche dei due errori di percorso che ci hanno portati fuori strada nella parte bassa della vallata.

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rifugio Battisti

Visualizza l'album

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Domenica scorsa piccola gitarella per ritornare sui nostri “passi” (è proprio il caso di dirlo) dopo un mese di recupero. Siamo alle strette finali, la CCC (trail da Courmayeur a Chamonix, 100km intorno al Bianco) è tra un mese e dobbiamo rimetterci un po’ a posto. Il tempo è poco ma gli infortuni ci hanno indotto a prolungare i tempi di recupero dopo le Tre Cime di fine giugno. Caviglie e piedi vari sono ancora un po’ sofferenti, ma abbiamo anche fatto riposo e quindi cerchiamo di riprendere i lavori.

Il giro è stato “tranquillo”, anche se forse a qualcuno proprio tranquillo potrebbe non sembrare: da rifugio Battisti salita al passo Ristele, poi per un tratto verso nord sul sentiero per il passo della Lora (o Tre Croci) e poi verso sud ovest per malga Terrazzo (discesa molto disagevole a causa del fondo oltremodo sconnesso). Da qui sentiero bellissimo in sottobosco sempre in quota tra i 1.300 e i 1.400 per raggiungere il rifugio Revolto (controllare la cartina, ci sono un paio di intersezioni con i sentieri che salgono al passo della Lora). Dopo adeguato tè con annessa fetta di torta risalita verso il rifugio Pertica e poi ancora su sullo sterrato fino a rifugio Scalorbi. L’obiettivo previsto era il rifugio Fraccaroli, ma in alto era molto nuvoloso e la stanchezza si stava facendo sentire più del previsto, per cui abbiamo scelto di procedere direttamente verso il passo della Lora per poi ridiscendere al Battisti.

Nonostante le pause fotografiche e alimentari è stato comunque un buon allenamento: alla fine circa 23km e 1.500mt + in circa 4:30
L’album fotografico della giornata è qui

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